lunedì 21 aprile 2014

i merletti... i merletti!

Prenderei una montagna di quelle caramelle gommose zuccherate, quelle che mangiavo da piccola incurante degli effetti devastanti del glucosio sui miei denti, le prenderei con la stessa sprezzante noncuranza di un tempo, mi dirigerei verso la musica, calpestando l'erbetta mista a polvere del sentiero sterrato, continuerei a camminare trascurando le persone incrociate per strada, disinteressandomi al mutevole colore delle mie scarpette bianche, non soffermandomi affatto al merletto dei miei calzini indice indiscusso di un'attenzione nel vestire che mai più avrei ritrovato in futuro, dirigendomi impaziente verso la mia meta, gustandomi ogni secondo di quel percorso del quale non avevo interesse a conoscere lunghezze ne la velocità migliore di percorrenza per evitare perdite di caramella, senza sollevare quella piccola nube causa del mutevole colore delle mie scarpette bianche.
Prenderei quella montagna di caramelle gommose con tutto il loro carico di zuccheri e prive di sostanze nutritive, le prenderei e senza pensare alle scarpe o al merletto o al dopo o al prima o al poi, mi dirigerei su quella giostra, perchè non avrei nient'altro da voler fare, ecco mi assumerei la responsabilità del glucosio, della polvere su scarpe e merletti, lo farei perchè quella giostra sarebbe la giusta ricompensa.
Lo farei si, lo farei con tutta quella spensieratezza, con tutta quella decisione, con tutta quella noncuranza, lo farei saltellando e sognando ogni millimetro dalla meta, mi godrei il pensiero del vento sul viso, della piccola adrenalina che ti accompagna in quegli attimi, oh come lo farei!
Oh come lo vorrei!

i merletti... i merletti!

lunedì 2 settembre 2013

Abitare per poi mancare.

E ci saranno i momenti a mancare, e ci saranno i profumi e le abitudini.
Mancherà quel mobile su cui riponi le tre chiavi appena entri in casa, lo stesso che ha visto tutti quei mazzi di chiavi che tempestivamente hai perso, seminando un po' di questi anni per questa città.
Mancherà la tenda da sistemare ogni inizio buona stagione, da ricucine con lo spago, da incollare col nastro adesivo.
Mancheranno i pavimenti bianchi di cucina e bagno a ricordarti quante scarpe ogni giorno attraversano casa tua, quanti ciao giornalieri ti trovi a pronunciare.
Magari troverai un altro letto su cui sprofondare appena rientri a casa imprecando contro questa città, e magari troverai anche un'altra città contro cui imprecare.
E perderai l'abitudine agli odori che riempiono il tuo terrazzo all'ora di cena, e non avrai necessità di spostarti in piena notte sul terrazzo scoprendo il resto delle tue coinquiline accampate lassù a lottare contro il caldo.
E non temerai più le minacce dei vicini psicopatici e i tentativi di scippo davanti al cancello di casa.
Mancherà il mini albero di Natale con le mini luci fatto appositamente per essere più basso della montagna di cianfrusaglie da mettere sotto, le stesse cianfrusaglie che hanno reso più familiare quella città.
E ti mancherà aspettare per ore un 309 che passerà insieme ad altre 2 309!

...e mancherà...

Mettere radici implica tanti mancherà.
Ma nonostante ogni città è diversa da casa, nonostante ogni città è così estranea, alla fine diventa casa.
Ogni casa mancherà
E più case ti fai più mancanze senti...
Allora spesso mi dico, fermati o se scegli di andare resta come in villeggiatura, ma non abitare.

giovedì 9 maggio 2013

proiezioni.

Proiezioni, distanze da abbreviare, luoghi da esplorare, sponde sul quale attraccare...
Ti senti già in nave.

Necessità inspiegabile di nuovo, di lontano, di diverso.

...e navigare e innamorarsi 

'e tutte l'isole mai truvate 


'e tutte e mmusiche mai sentute 

e tutte ddonne scunusciute 

e naufragare cu chist'ammore 

per una sponda sud da scoprire ancora ...

E polmoni che chiedono aria e terra, popoli e mani.
Rubare con gli occhi il mondo.
Ho lasciato spazio per tutto.

Intanto i piedi nudi si inumidiscono di brina verde per farsi sentire e le mani si tingono di polvere per distinguere unghie, linee, polsi.

  [ sfocatamente me. ]

mercoledì 6 marzo 2013

La sera, in alcuni posti.

La sera in alcuni posti sembra di essere altrove, credi e speri che sia solo un'eccezione, quelle sere in quei posti ti accorgi che l'eccezione è che tu ti sia trovato una sera in quei posti, ma quei posti di sera sono sempre così, e tanti altri posti la sera sono così, e tanti altri ancora lo sono anche di giorno.

Ci sono, ho il mio spazio, con intersezione non vuota con gli spazi di altri, ma quest'operazione  fra insiemi non mi è mai dispiaciuta.
Sale un uomo anziano, con un cappello blue in testa e un cappotto rosso lucente, la ragazza seduta si alza per farlo sedere, si accomoda con difficoltà e occupa il posto. China il capo, poi inarca le spalle, e si lascia dondolare dal movimento sussultorio delle ruote sull'asfalto. La sua presenza si fa più prepotente, nonostante non si muova da li, il suo odore comincia a espandersi nell'aria, e non c'è modo di non respirarlo, te lo senti ovunque, come un bagno chimico dopo il concerto del primo maggio, quasi ti aggredisce.
L'aria si riempie di quel tanfo, così ingombrante da spingere le persone a spostarsi, come se occupasse tutto lo spazio intorno, quasi a creare una zona fra quell'uomo e il resto del mondo, una zona inaccessibile, un confine invalicabile.

L'autobus inizia a svuotarsi, si libera un posto qualche metro più in la, mi siedo, ma non riesco a rilassarmi, resto in equilibrio stando attenta a non toccare lo schienale del sedile, ne altro intorno a me.
Tre ragazzi salgono e si dividono, uno nel posto davanti a me gli altri due un po' più in la. Lei non riesce a tenere gli occhi aperti, ne a restare sveglia, lui le parla tentando di non farla collassare, di tanto in tanto le fa qualche verso e lei alza di scatto la testa e apre leggermente gli occhi per poi tornare ad accasciarsi vertiginosamente. Il terzo ragazzo, di fronte a me, gli chiede qualcosa, ma non parlano... sillabano.
Dalla voragine sul lobo dell'orecchio di uno, ormai deformato da un orecchino enorme, vedo la faccia di un marocchino che torna dopo una giornata di lavoro, che li osserva stupefatto, agitando l'indice della mano destra sulla tuta da lavoro sporca e bagnata dalla pioggia.

Tutto intorno a me c'è l'autobus, di quelli lunghi, sembra quasi un treno che trasporta il bestiame. Tutto intorno c'è un mondo, che puzza, che è stanco, che si brucia il cervello, che non ha obiettivi ne mete, che è disperato, che stenti a pensare sia il tuo.

La sera, in alcuni posti, osservi e ti sale il vomito in gola, quella sera, in quei posti, credi che tutto intorno a te c'è chi merita qualcosa di meglio.

lunedì 28 gennaio 2013

aritmico

Ritmo regolare, sistematico, periodico.
Ritmo incalzante, variabile, simmetrico.

La strada col suo ritmo contorto,
il vento col suo ritmo lento,
lo stormo col suo ritmo geometrico,
la formica col suo ritmo frenetico,
il cielo col suo ritmo assordante.

Pensavo che la mia vita seguisse un ritmo,
poi ho pensato che la mia vita avesse un ritmo,
ho creduto in seguito di aver perso il mio ritmo,
per poi convincermi di aver trovato un ritmo,
proponendomi di dettarmi un ritmo nuovo.

Così ho osservato le vite ritmiche 
le ho scrutate, studiate, ascoltate,
per quanto belle e spesso coinvolgenti,
non mi bastano, si esauriscono.

La mia vita è aritmica.
La mia vita mi confonde.







lunedì 10 dicembre 2012

punti di equilibrio instabili.

A volte il dentro arriva fino alla punta della lingua e non si schioda da li, basterebbe un colpo di tosse a scaraventarlo fuori, un colpetto sulla schiena per smuoverlo, un giovane coraggioso ad estrarlo, eppure resta li e non si smuove fino al pronto intervento di squadra di geniglosso, ioglosso, stiloglosso e pataloglosso, che laboriosamente lo impacchettano e rimandano al mittente.
è una grossa fatica, tutto quel lavoro muscolare, eppure è più facile di un veloce e indolore colpo di tosse... La bocca resta asciutta, spesso resta un gusto acre, e la nostalgia di quel sapore di cose vissute troppo, cose così giuste per le nostre papille gustative da esagerare!
Sarebbe così semplice rigurgitarle fresche, giovani e profumate. Fermentano nello stomaco fino a quella sensazione di gonfiore così sgradevole.
Ma quando finalmente il gonfiore passa, non c'è sazietà, ne soddisfazione, forse un po' di nostalgia, solo il rimpianto di aver trasformato il mondo, averlo privato di legami, di forza, di consistenza, averlo lentamente perso così.
E chissà su quella punta cosa poteva accadere.

ci sono punti di equilibrio davvero troppo instabili.

martedì 28 agosto 2012

e brucerei il trono. ...

Credo che ogni uomo dovrebbe avere quel sorriso lì, si penso proprio che ognuno se lo meriti.
Che poi chi ripartisce i sorrisi? Chi sta li a scegliere chi se lo merita e chi no? Ecco il punto, c’è qualcuno che sceglie chi può averlo quel sorriso li e chi non può averlo. Questo è il problema di tutto, c’è sempre qualcuno che sceglie per qualcun altro. Ma se qualcuno che sceglie deve proprio esserci a questo punto penso sia giusto far scegliere ad ognuno chi sceglie per se, così da non potersi lamentare dopo. Io per esempio se dovessi scegliere qualcuno che sceglie per me dovrei rifletterci un po’, non sceglierei mia madre che penserebbe solo al “mio bene”, mi ama troppo per aggiungere un po’ di rischio nella mia vita il che potrebbe diventare monotono, non sceglierei i miei migliori amici perché sono troppo condizionati dalle mie volontà e allora tanto vale scegliere soli, penso proprio che sceglierei il primo bambino incontrato per strada, a mio rischio e pericolo. Uscirei di casa verso le 17:30 percorrerei le strade che portano al parco giochi e li sceglierei il primo bambino e gli metterei nelle mani lo scettro della decisione. Si sarei felice così, almeno sarei consapevole che nella razionalità di un bambino è compresa una massiccia dose di casualità e imprevedibilità, ecco vorrei proprio che sia così, almeno le sue scelte giuste o sbagliate che siano sarebbero aleatorie. Però mi piacerebbe se qualcuno cedesse a me lo scettro della scelta della sua vita, perché in fondo l’idea del potere un po’ ci alletta sempre. La vera debolezza dell’uomo sta nel possedere possibilità, così tante, così disparate da non vederle, una giungla di possibilità nel quale perdersi e non afferrarne nessuna. Così scivolano fra le mani e inciampiamo in quello li che sceglie per noi, quello li a cui però lo scettro non l’abbiamo ceduto noi, quel furbo li che per fortuna o per particolari potenzialità si è trovato sul trono della nostra vita e a volte occupa troni di svariate vite.  Che poi, detto fra noi, fa anche comodo dire di essere distratto o confuso nella giungla così quel furbo li ha tutte le responsabilità, non che a lui interessi qualcosa, ma almeno abbiamo una scusa per giustificare la tristezza della nostra vita e non abbiamo mica intenzione di strappargli lo scettro.
Insomma il dunque è che se io fossi sul trono di svariate vite gli darei quel sorriso li, quello che non mostra tutta la dentatura, quello in cui i muscoli del viso sono rilassati, tipo quando un neonato sorride nel sonno, accennata espressione di paradiso.  Si penso che questo lo distribuirei volentieri, se non altro perché mi renderebbe allegra e serena incontrare tutta gente con quel sorriso stampato sul viso, si penso proprio che poi a un certo punto con quel sorriso potrebbero anche fregarmi lo scettro e io a un certo punto lascerei fare, si sarei davvero soddisfatta del mio operato e brucerei il trono.