lunedì 4 aprile 2011

l'ansia di notti insonni

ed è in queste notti in cui, nonostante la stanchezza, il sonno non vuole sopraggiungere, in queste notti il tempo si blocca... è come se non chiudessi gli occhi per paura di svegliarti con un nuovo sole, un'altra nuova giornata, altre 24 ore in cui domandarti cosa stai facendo, cosa ne sarà di te, dei tuoi sogni, della tua vita...
è in queste notti che ti assale l'ansia di vivere, o forse l'ansia di non vivere abbastanza... e così gli occhi di un tunisino che cerca libertà, gli occhi di un giovane ragazzo che ha sfidato tutto perché quel tutto non era la sua felicità, quegli occhi sono quasi come un rimprovero per chi lascia che i giorni vadano, quegli occhi spaventano. Non sono le loro mani, i loro ipotetici gesti a fare paura, sono i loro occhi testimoni di coraggio e di cambiamento che terrorizzano chi non accetta che qualcuno gli ricordi quanto è schiavo di se stesso e di questo inferno che si è costruito, fatto di regole e bon ton, apparenza e sogni di altri...
è in queste notti che lotti con te stessa, perché non puoi permetterti notti insonni, la mattina dovresti essere fresco e riposato, eppure è come se il tuo corpo ti chiedesse di non essere pronto a questa quotidiana routine, è come se ti chiedesse di ribaltare le tue giornate, un po' come confondere il giorno con la notte! è in queste notti che senti la necessità di non muoverti col sole dritto in viso, lo stesso sole che rigenera ma spesso affatica e acceca, ma desideri ardentemente vagare al buio, alla ricerca magari di una cometa pronta a guidarti su qualche strada che non sai spiegarti, senza la certezza di ciò che troverai davanti a te, rischiando anche d'inciampare o di scontrarti con qualcosa, ma rivolgendo lo sguardo al cielo ritrovarlo sempre lì col suo firmamento...
è in queste notti che l'ansia di vivere col sole mi assale, l'ansia di dover ruotare in eterno intorno a qualcosa, di seguire sempre la stessa monotona orbita, di dipendere dall'energia di qualcos'altro... è in queste notti che amo il buio, amo il mio essere terra, consapevole di avere una luna che mi ruota sempre intorno, una luna che mostra sempre la stessa faccia, ma che è piena di cose da scoprire...
è in quest'ansia che mi auguro di scoprire l'altra faccia della luna, come con coraggio oggi c'insegna l'animo fresco e libero dei giovani tunisini, che assaporano il gusto del vento...

martedì 1 marzo 2011

18 metri...



18 metri prima di arrivare a casa assapori già il piatto di pasta che ti aspetta sulla tavola apparecchiata, i 18 metri prima che il bus si fermi dopo un viaggio di 10 ore sono quasi una liberazione, 18 metri percorsi a braccia aperte andando incontro alla persona amata sono un infinito di palpitazioni...
18 metri per una tartaruga sono un'eternità, per un aereo sono un secondo...
per te... la tua pena.
A te il tuo inferno dantesco, a te la legge del contrappasso, hai pagato con la vita la stessa vita che hai inseguito...
Non penso valgano molto le parole di tutte quelle persone scosse dalla tragedia, nessuno può capire cosa siano stati quei 18 metri per te e per i tuoi cari, non penso nessuna istituzione, nessun comunicato stampa, nessuna omelia, nessuna lacrima possa minimamente riflettere i 18 metri che ti conducevano alla morte!
Tutti sanno che quei 18 metri ci aspettano giornalmente dietro l'angolo, tutti sanno che ci sono operai sfruttati nei cantieri, che ci sono uomini annientati nelle carceri, che ci sono persone emarginate dalla società... tutti lo sanno!
quando un operaio muore sul lavoro, quando un "diverso" o un "delinquente" non regge più il suo inferno in terra e si toglie la vita, quando le tragedia smuovono quel mondo di zucchero filato e cioccolata che inonda le nostre case... alla scossa segue l'autoconvinzione che il destino è crudele, che il fato non ha via di fuga! Un mazzo di fiori, un fax, un telegramma, la visita, qualche lacrima, e la preghiera costante che tutto ciò non accada a qualcuno a noi vicino!
Il fato, la tragedia, una disattenzione, un qualcosa di incontrollabile!
Com'è facile togliersi il peso dalla coscienza! da quando ci siamo abituati all'idea che vivere dev'essere una conquista?
Cos'è tutto questo che ci circonda? L'uomo non ha costruito tutto ciò per stare meglio?
...dobbiamo ringraziare il cielo se abbiamo un lavoro e se possiamo permetterci una casa! Dobbiamo chiamare eroe chi la mattina si sveglia e "butta il sangue" a lavoro, torna a casa distrutto e si addormenta con gli incubi su ciò che il domani gli riserva!
Da quando abbiamo deciso che il dono della vita andasse così sprecato? Da quando il sudore vale di più di due ore passate in famiglia? da quando il nostro fallimento è inversamente proporzionale al nostro sacrificio?
Ora guardiamo alla realtà! nessuno pagherà per i tuoi ultimi 18 metri, nessuno lotterà perché a qualcun altro non capiti la tua stessa tragedia! Guardiamoci allo specchio e chiediamoci da quando abbiamo deciso che il "DONO" della vita non fosse più un dono! Da quando abbiamo deciso che è normale uscire di casa per andare a lavoro e salutare i propri cari ogni giorno come se fosse l'ultimo!
In principio c'era l'uomo, l'uomo e nient'altro... L'uomo che col tempo ha cercato di migliorarsi la vita rendendola un inferno!
I tuoi 18 metri oggi li chiamano "morte bianca", non so cosa ci sia di bianco nella morte di un ragazzo che a 24 anni cercava solo un po' di serenità...
Sarà che mi sento inadatta a tutto questo, ma questa morte bianca come ogni altra morte bianca, come ogni vita persa nella quotidiana battaglia in cui abbiamo trasformato la vita, è un'altra macchia nera che riempie la nostra fragile esistenza umana, in una società fatta di uomini che sperano ogni giorno che quei 18 metri siano i più lontani possibile...

giovedì 3 febbraio 2011

Mi sogno i sognatori che aspettano la primavera...

"Tale suprema rinuncia alla mia fierezza offro in questo momento d'addio alla vostra povera mamma e a voi, miei cari disgraziati figli. Amatevi l'un l'altro, miei cari, amate vostra madre e fate in modo che il vostro amore compensi la mia mancanza. Amate lo studio e il lavoro. Una vita onesta è il migliore ornamento di chi vive.
Dell'amore per l'umanità fate una religione e siate sempre solleciti verso il bisogno e le sofferenze dei vostri simili. Amate la libertà e ricordate che questo bene deve essere pagato con continui sacrifici e qualche volta con la vita. Una vita in schiavitù è meglio non viverla. Amate la madrepatria, ma ricordate che la patria vera è il mondo e, ovunque vi sono vostri simili, quelli sono i vostri fratelli. Siate umili e disdegnate l'orgoglio; questa fu la religione che seguii nella vita. Forse, se tale è il mio destino, potrò sopravvivere a questa prova; ma se cosi non può essere io muoio nella certezza che la primavera che tanto io ho atteso brillerà presto anche per voi. E questa speranza mi da la forza di affrontare serenamente la morte."

(lettere di partigiani condannati a morte)


... che la primavera che tanto io ho atteso brillerà anche per voi... brillerà anche per voi..

e vedo lui, sdraiato su una barella, bellissimo, giovane, intelligente, condannato a morte... lui ha preferito il sacrificio alla schiavitù, amava la sua terra, la sua tunisia, la voleva liberà, lui è un partigiano di oggi...

c'è chi chiede democrazia, c'è chi chiede di scegliere un nuovo governo non corrotto a tirana, c'è chi chiede elezioni e riceve un proiettile, per scelta o per caso...
lui è un partigiano di oggi...

Morti in piazza Tahir, morti che non vivranno mai un egitto senza regime... solo morti, o partigiani oggi!

che sia l'alba di quella primavera, che sia un risveglio di coscienze, o che siano lotte contro mulini a vento?
"Amate la libertà e ricordate che questo bene deve essere pagato con continui sacrifici e qualche volta con la vita. Una vita in schiavitù è meglio non viverla."

martedì 14 dicembre 2010

il ritratto di dorian gray...



A qualche centimetro dai capelli volano petardi e lacrimogeni, a stento riesci a scansare qualche pietra, qualcuna ti prende impreparato, qualcuno ti urla contro, un casco blu col manganello in mano risponde, attacca e a volte si protegge, un ragazzo corre col viso insanguinato, un'auto incendiata vola sulla gente, le camionette distrutte, puzza di spari, polvere, nebbia, a stento distingui le sagome di chi corre senza una meta, di chi cerca riparo, di chi con rabbia agisce, calpesti vetri, gli allarmi rimbombano nell'aria, le sirene stridule sottolineano la strage, sei circondato e solo, la giungla.
E' tutto sbagliato, è tutto senza un perché, è tutto confuso e così maledettamente ingiusto, qui fuori è uno schifo, li dentro è uno schifo, non sai cosa devi fare, non sai se c'è una soluzione, non vedi possibilità, non sogni futuro.
Dove stanno i buoni? Esistono i buoni? Chi sono i cattivi?
E c'è un mondo qui fatto di chi cerca qualcosa da poter offrire, qualcosa da poter vendere in cambio di qualche certezza, di un po' di futuro, c'è un mondo qui che non sogna più, che non crede più nelle proprie capacità, c'è un mondo qui che è terrorizzato perché non potrà mai chiedere aiuto a qualcuno che può!
Ci sono donne che non si adatteranno mai a prostituirsi, ci sono uomini che preferirebbero morire pur di non elemosinare un posto di lavoro, ci sono bambini che ancora hanno bisogno della loro infanzia, ci sono mamme che vorrebbero poter essere mamme e donne allo stesso tempo, ci sono ragazzi che vorrebbero solo conoscere e imparare, ci sono ragazze che sognano una famiglia, ci siamo noi soli e persi in questa nebbia, in questo fumo, tra le fiamme e gli spari di un mondo che non ascolta.
Ci siamo noi, mentre la vita ci scivola lentamente addosso, con le nostre delusioni, ci siamo noi che ci domandiamo se la nostra vita si ridurrà a una sporca compra-vendita di favori, con il terrore che un giorno saremo costretti a dimenticare ciò in cui crediamo per indossare un vestito, una cravatta, una camicia e quel viscidume che ci riempirà le tasche e ci svuoterà l'anima, tanti dorian gray pronti a nascondere il proprio ritratto!
Questa non è piazza del popolo oggi, questa è la nostra vita, oggi, domani, e per chissà quanto tempo ancora...

mercoledì 10 novembre 2010

il mestiere di vento...



e dite pure al vento che lo invidio... dite pure al vento che vorrei essere dove mi pare ed esserci quando mi pare, ditegli che vorrei trasportare le cose, cambiarle, spostarle quando mi và...
dite al vento che vorrei essere scirocco sulla pelle di chi è solo e stanco senza nessuno che gli riscaldi il cuore, vorrei essere scirocco per dar sollievo a chi ogni sera ha come tetto un cielo, vorrei piano accarezzare il viso di chi ancora percepisce il dono di una lieve e intensa carezza!
ditegli che vorrei essere un vento gelido per chi ha bisogno di refrigerio dopo le fatiche di una dura salita, vorrei essere così gelido da far tremare, vorrei contagiare l'uomo di brividi, forti, intensi, quelli per cui battono i denti, quelli che ti fanno sentire vivo!
dite al vento che vorrei essere così indispensabile da entrare dritto nei polmoni, di entrarci senza sbagliare strada, di entrare e sentir vibrare come in un arpa ogni cellula, e scovare ogni angolo della persona!
dite al vento che vorrei accompagnare le notti col mio dolce fischiare, e vorrei spaventare quando sono incazzata... avere la forza di sfasciare una casa, di sollevare un tir, di radere al suolo un'intera città...
dite al vento che lo invidio quando porta con se i profumi più nascosti della natura, li porta e li condivide col mondo...
dite al vento che vorrei riuscire ank'io a stanare nei posti più nascosti i più piccoli granelli di sabbia per renderli importanti, per dargli la possibilità di sentirsi leggeri e volare..
e amo quel suo dolce raccogliere i sogni di tutti, le note ed i suoni di ogni sospiro, le speranze e le emozioni di ogni respiro...

dite al vento che vorrei fare il mestiere di vento...

mercoledì 20 ottobre 2010

ai tepori di un tempo passato



... il fuoco bruciava lentamente, consumava la legna, la brace aumentava, il calore si diffondeva nella stanza. Lo scoppiettare della legna si mescolava al rumore della pioggia che batteva sui vetri... illuminati come in un tramonto, avvolti in uno splendido tepore, assaporando la quotidiana sensazione di casa! Lei, col viso stanco, le rughe a delineare i contorni, a raccontare una vita di sacrifici, le mani non filavano più la lana, le guance non erano più paffute come un tempo... lei era lì, un ricordo sfocato il suo, ricordo quel respiro affannato che dava il tempo ad ogni suo passo, ricordo le dolci carezze di una nonna... Affianco a lei una sorella, serena in volto, assente da ogni discorso, lontana da ogni situazione! Il tempo per lei si era fermato agli anni dolci del suo romanzo d'amore, vissuto in un paese lontano, tra le gioie e le scoperte di una vita insolita per le donne del suo tempo... il suo cuore infondo non aveva mai abbandonato gli anni dolci delle amicizie, delle follie, dei viaggi e delle scoperte, un legame talmente forte da non voler più udire nessun altro suono, nessun altro rumore, nessun'altra voce, nessun'altra musica... Tra tanti respiri, in un vecchio cesto si udivano le fusa di una gatta raccolta qualche tempo prima per strada, un dono insolito della natura, insolito per quella particolare umanità che la caratterizzava! come se in quel posto ci fosse sempre stata, l'aveva scelto e di quel tepore ora era parte integrante! ...

ma il fuoco si spegne lentamente, e mentre la fiamma si affievolisce il tepore diminuisce... resta la brace, un divano vuoto, un cesto con della legna, il ricordo di respiri, fusa, sguardi, carezze... il brivido del tepore di un tempo e l'amara consapevolezza che è passato, che quella casa è un po' meno casa, che sono cresciuta...

...una moltitudine di ADDII...

lunedì 11 ottobre 2010

malati di vita..

è un respiro affannato, un verso stanco, a stento qualche movimento e un album di ricordi alle spalle... a ritroso la vita... lentamente!
come una cassetta su cui registrare nuovamente, una cassetta che parte dal niente per poi riavvolgersi e tornare al niente... dove erano i primi passi ora gambe gracili troppo deboli per sorreggerti, dove i primi dentini ora labbra raggrinzite, dove le prime parole ora una serie di versi stanchi! una montagna di tutto alle spalle, una montagna di niente... e infanzia, e gioventù, e amori, e sguardi, e sorrisi, e fatiche, e traguardi, e incontri, e amici, e passanti, e nuvole, e rughe, e gioie, e... in mano niente, delle dita troppo arrugginite per afferrare, troppo deboli per stringersi in un pugno, troppo curve per accennare una carezza! in bilico tra la speranza dell'infinito e la paura del niente... in fondo siamo tutti malati terminali, malati di vita, ma senza saperne la durata esatta!